“Il Paesaggio Classico” un brano tratto da “Genius loci. Paesaggio ambiente architettura,  un saggio di Christian Norberg-Schulz.

Christian Norberg-Schulz scrisse questo libro con il preciso scopo di ovviare a una lacuna fino ad allora presente: creare una fenomenologia dell’architettura.

Certamente influenzato dal clima esistenzialista che pervadeva l’Europa e profondamente interessato alle problematiche intimiste studia l’architettura e soprattutto il suo modo di inserirsi nel territorio e le modalità in cui questa può trasformarlo in luogo.

Proprio il luogo è il centro della sua riflessione ed è visto come un sito con una precisa identità, sempre riconoscibile, con caratteri che possono essere eterni o mutevoli. Fondamentale è la distinzione tra luogo naturale e luogo artificiale, entrambi distinti nelle categorie romantico, cosmico e classico.

È romantico ciò che colpisce e spaventa, esprime le forze ctonie della natura e per questo motivo tocca gli aspetti più profondi della psiche umana. Ciò avviene in genere per paesaggi e città nordiche come Praga.

Il paesaggio cosmico è vastissimo, lo sguardo si perde nell’orizzonte infinito e indistinto come quello del deserto. Il cielo altissimo e perfetto sembra necessariamente espressione di un ordine cosmico. Non a caso sono questi i paesaggi che hanno ispirato le religioni monoteiste. Un esempio di luogo artificiale cosmico è l’affascinante città di Khartoum sorta nel punto di incontro di Nilo blu e Nilo bianco.

Il paesaggio classico è tipicamente quello greco o italiano: vario, a misura d’uomo a differenza del microcosmo romantico o del macrocosmo cosmico.

L’architettura deve rispettare il luogo, integrarsi con esso, ascoltare cioè il suo genius loci.

Quest’ultima è un’espressione tipicamente romana collegata a tutto ciò che il luogo è e che vuole essere.

Non a caso un architetto molto apprezzato da Schulz quale Khan si chiede cosa voglia anche un singolo determinato materiale.

Quello di Schulz, come lui stesso chiarisce, non è un determinismo naturale, non sostiene che in un determinato luogo esiste una sola architettura possibile, tuttavia l’architettura deve interpretare ed essere compatibile con il luogo.

L’ultimo capitolo degli otto che compongono il libro si addentra direttamente negli aspetti dell’urbanistica fino a quale punto sono deducibili.

Il suo è un duro attacco alle città del ventesimo secolo sorte attraverso la riproposizione sconsiderata su larga scala dei modelli dei maestri dell’architettura quali Le Corbusier, Wright o Louis Kahn.

Il risultato è stato quello di creare dei non-luoghi che, come chiarito da Kevin Lynch, portano necessariamente, secondo uno schema marxista di struttura e sovrastruttura, all’alienazione.

 

Il paesaggio classico

Il paesaggio classico appartiene  ad una zona intermedia tra il Sud e Nord.

Fu “scoperto “ dai Greci e divenne in seguito una delle componenti fondamentali dell’ambiente romano.

Non è caratterizzato ne dalla monotonia , ne da molteplicità , ma dalla composizione  intelligibile di elementi distinti come quelli delle montagne  e dei colli che si presentano chiaramente definiti e solo di rado sono rivestiti da dai boschi del Nord, da spazi naturali ben delimitati e figurabili, come quelli dei bacini e delle valli che compaiono come “mondi” a se stanti; dalle luce forte, distribuita uniformemente, e dall’aria trasparente , che conferiscono alle forme un’accentuata presenza plastica.

Non esiste una microstruttura vera e propria , le dimensioni sono “umane”  e costituiscono  un  equilibrio armonico e totale.

L’ambiente si compone cosi di “cose” tangibile che fuoriescono (ex-sistono) alla luce.

E’ un  passaggio capace di “accogliere” la luce senza perdere la sua presenza concreta.

Il Paesaggio classico può essere definitivo come un ordine significativo di luoghi individuali distinti.

Secondo Ludwing Curtius: “Il singolo presagio greco è dato naturalmente come unità delimitata con amore che appare all’occhio come una totalità integrata ( Gescholossenes Gebilde). Il senso greco della forma plastica e del contorno delle parti e del tutto, è imperniato sul paesaggio…”

Si è detto come i greci abbiano personificato negli Dei antromorfi  i  vari caratteri esperiti nel paesaggio, mettendo in relazione proprietà naturali e proprietà umani.

La natura in Grecia non rivela  il Dio assoluto del deserto ne i trolli dela foresta nordica, ma il suo abitatore vi trova se stesso e la conoscenza di se stesso gli comunica la conoscenza del mondo, affrancandolo dalle seduzioni dell’astrazione totale da quelle dell’empatia di cui si è detto a proposito del paesaggio cosmico e di quello romantico.

Il paesaggio classico rende possibile una convivenza umana, in quanto ogni singola parte mantiene la sua identità all’interno del tutto

Qui l’individuo non viene assorbito da un sistema astratto, ne deve trovarsi un nascondiglio personale,

Si produce invece quel  “raccogliersi”  integro che adempie glia spetti più importanti dell’abitare.

Quali modalità di abitazione si confanno all’uomo classico?

In sostanza egli si colloca davanti alla natura con parità di un “partner”  e la contempla dalla sua posizione come completamento amichevole del suo stesso essere.

Questo tipo di relazione semplice e stabile contribuisce a liberare la vitalità umana, mentre il mutevole mondo nordico induce a cercare la sicurezza in una introversità non scevra di pesantezza.

Collocandosi di fronte alla natura , l’uomo classico riduce il paesaggio a una veduta, infatti raramente questo viene usato nel senso nordico di “entrare “ nella natura.

Il connubio tra uomo e natura si esprime nell’esercizio dell’agricoltura, che accentua la struttura del paesaggio come “addizione”  di luoghi individuali, relativamente indipendenti.

Il Genius Loci del paesaggio classico si manifesta  soprattutto  nei luoghi naturali  ben definiti e ulteriormente sottolineati dalle amorose cure dell’uomo.

Tra gli esempi italiani troviamo il Valdarno, ove il paesaggio culturale esprime effettivamente la “riconciliazione “ classica .

Tale riconciliazione compare soprattutto come equilibrio armonioso tra cielo e terra .

Sculturalmente presente, la terra si eleva senza eccessi e sbocca in alberi che hanno valore plastico individuale, e la luce dorata del cielo le risponde mitemente, promettendo “pane vino” all’uomo.

Tratto da:
Genius Loci
Paesaggio Ambiente Architettura
Christian Norberg Schulz
Oslo 1979